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 I cuochi a Difesa del Territorio

La nostra associazione è particolarmente sensibile alla tutela del territorio, dell'ambiente e del patrimonio storico artistico. Ritenendo che le specialità enogastronomiche sono strettamente influenzate dalla qualità dell'ambiente circostante è nostra priorità sensibilizzare le istituzioni e l'opinione Pubblica su queste tematiche.

12LA CHIESA DI SAN FRANCESCO DELLE MONACHE FU FONDATA TRA IL 1230 E IL 1235[21], DALL'ORDINE FRANCESCANO. DI FORMA ROMANICO - GOTICA, FU RIFATTA NEL 1645[21] CON ORNAMENTI DI MARMO INTARSIATI POLICROMI E SPLENDIDI ALTARI. TRA IL 1830 E IL 1839 NELLA PARTE CHE AFFACCIA SU VIA ROMA FU COSTRUITO UN BELVEDERE PER PERMETTERE ALLE CLARISSE IN CLAUSURA DI SEGUIRE, NON VISTE, LE FUNZIONI RITUALI DELLE FESTIVITÀ AVERSANE. DEL GRANDE CONVENTO RESTA BEN POCO POICHÉ, NELLA PRIMA METÀ DEL XX SECOLO, IL CHIOSTRO GRANDE E PARTE DEL BELVEDERE DELLE MONACHE FURONO ESPROPRIATI PER DARE ASSETTO ALL'ATTUALE PIAZZA MUNICIPIO.[22] LA CHIESA CUSTODISCE OPERE DI FRANCESCO DE MURA, PIETRO DA CORTONA E JOSÈ DE RIBERA DETTO LO SAGNOLETTO.

 

 

  1. Uno sguardo sui borghi e luoghi storici dell'alto casertano

     

     Su monti e colli che fanno da cornice ad ampie valli, decorate da laghi o percorse da fiumi, sorgono borghi, torri e castelli di storia millenaria.

    Fortezze megalitiche di incredibile possanza testimoniano tempi ancora più remoti anteriori alla conquista romana.

    Santuari scavati nelle caverne, chiese medioevali ricche di opere d’arte narrano, con voce antica, storie di fede e devozione, di paura e rassicurazione.

    Monumenti antichi visitati da re, santi, imperatori raccontano, con la voce di antiche cronache, una vicenda umana intensa.

    Tutto questo ed altro è l' "Alto casertano", terra antica e gentile, che attende il visitatore per incantarlo con le sue storie di cultura e tradizione.


    Monte Matese


    Monte Maggiore


    Roccamonfina


carditelloIl Sito Reale di Carditello, ubicato nel Comune di San Tammaro, a metà strada tra Napoli e Caserta, oltre a essere una delle più importanti opere di architettura neoclassiche della Campania (realizzata da Francesco COLLECINI, con affreschi di Jacob Philipp HACKERT), in quasi un secolo di lavoro ha rappresentato un laboratorio innovativo per la produzione della mozzarella, l’allevamento di cavalli, bufale e vacche e la coltivazione di cereali, foraggi, legumi, canape e lino. Strutturata come vera e propria azienda, Carditello fu organizzata secondo i moderni sistemi agronomici del tempo, che prevedevano l’integrazione tra allevamento e agricoltura, seguendo in ciò i dettami delle teorie agronomiche sviluppate dai movimenti riformatori lombardi e toscani, e una prassi già in uso nel resto della penisola, cui aderirono anche gli intellettuali formatisi alla scuola del Genovesi ed interessati ai miglioramenti economici del regno di Napoli.

Con la Reggia di Caserta, il Belvedere di San Leucio, l’Acquedotto Carolino e gli altri Siti Reali della corona borbonica, Carditello si inseriva in un organico disegno di sviluppo del territorio, della promozione dell’agricoltura e delle industrie del regno delle Due Sicilie. Nel 1833 raggiungeva un’estensione di circa 2000 ettari.

Dopo l’unità d’Italia la Tenuta passò alla casa reale dei Savoia e nel 1919 fu donata all’Opera Nazionale Combattenti, con conseguente lottizzazione dei terreni. Dal ‘52 è patrimonio del Consorzio Generale di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno e recentemente, dopo gli sporadici finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno e della Regione Campania, è intervenuto il Ministero per i Beni e le Attività Culturali che, seppur in assenza di un progetto complessivo di rilancio, è intervenuto con un restauro parziale della tenuta borbonica, destinando alla sua cura i fondi del gioco del Lotto. 

Negli ultimi anni, la cronaca relativa al sito di Carditello è un susseguirsi di storie di degrado, abbandono e di impegni mancati. Il meraviglioso monumento, al centro di una vasta campagna, è circondato da strade prive di segnaletica e da centri urbani fortemente a rischio per la presenza della malavita organizzata.

Nonostante le dichiarazioni di intenti e gli impegni assunti dalle Istituzioni pubbliche locali e nazionali, il Sito Reale di Carditello attende ancora una precisa destinazione d’uso e un intervento complessivo di rilancio, inserito nell’area territoriale di riferimento e nell’ambito più generale del futuro disegno di sviluppo provinciale e regionale.

Attualmente, infatti, pur essendo sottoposto a vincolo di tutela del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il complesso di Carditello – che si estende su un terreno di circa mq. 55.000, si compone di un edificio centrale, di otto torri e di dodici capannoni per un totale di superficie utile di mq. 13.124 – per effetto di titoli creditizi vantati dal Sanpaolo-Banco di Napoli nei confronti del Consorzio di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno, rischia di essere venduto all’asta, privando in tal modo la collettività di un bene culturale pubblico di straordinario valore. (*a cura di Paola ESPOSITOAlessandro MANNA)

progetto Salviamo Carditello, scarica articolo

asprAvete mai visto viti che si arrampicano, “maritate” al pioppo, verso il cielo fino a raggiungere i 15 metri di altezza, fornendo delle imponenti barriere verdi, cariche di grappoli? Uve che per essere raccolte impongono ai viticoltori equilibrismi incredibili su altissime scale? Viti, inoltre, franche di piede, come in era pre-fillosserica ? Queste sono alcune delle caratteristiche che rendono unico, ineguagliabile l’Asprinio di Aversa, il “grande, piccolo vino” di Mario Soldati. “E come era difficile trovargli fratelli, cugini, parenti anche lontani…Non c’è bianco al mondo così assolutamente secco come l’Asprinio: nessuno che non si può immaginare se non lo si gusta”. Le caratteristiche fisiologiche del vitigno Asprinio, coltivato solo nella zona aversana, ne fanno, oltre ad un vino “allegro, leggero, brioso” (Veronelli), uno spumante elegante, eccezionalmente buono, molto ricercato per la sua naturale freschezza. L’area di produzione include 22 comuni, ricadenti nelle province di Caserta e di Napoli.


Bianco
Colore: paglierino, più o meno carico;
Odore: intenso, fruttato, caratteristico;
Sapore: secco, fresco, caratteristico;
Vitigni: Asprinio (min. 85 %), altri (max 15 %);
Gradazione alcolica min.: 10,5%;
Produzione max: 120 qli/Ha, nel caso di controspalliera; 4 kg/mq di parete verde nel caso di alberata;
Alleanze tra vino e pietanze: insalate di mare, frutti di mare, specie se crudi, fritture di scoglio e crostacei, soufflé di verdure; tradizionale è l’abbinamento con prosciutto e mozzarelle di Aversa;

Spumante
Spuma: fine e persistente;
Colore: paglierino, più o meno intenso;
Odore: fine, fragrante, caratteristico;
Sapore: secco, fresco, caratteristico;
Vitigni: Asprinio in purezza;
Gradazione alcolica min.: 11,50 %;
Produzione max: 120 qli/Ha, nel caso di controspalliera; 4 kg/mq di parete verde nel caso di alberata;
Alleanze tra vino e pietanze: perfetto come aperitivo o per menù raffinati in bianco a tutto pasto; è in eccellente armonia con rane indorate e fritte o anguille di fosso fritte.

Note: In etichetta potrà figurare la dicitura “da vigneti ad alberata” o “alberata” solo se le uve provengono esclusivamente da vigneti allevati con tale forma di allevamento, tradizionale per la zona.

Qui trovi la Dolcebufala

Sede: Via Mameli, 15 - 81031 - Aversa - CE Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. -

Coordinamento Nazionale: Roma tel. 335.393018